Tenuzzo e de Simone su omosessualità e pedofilia
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iziana Tenuzzo e Reana de Simone commentano le recenti dichiarazioni di monsignor Babini su omosessualità e pedofilia
Grosseto: "Reazione. Questa è la parola che mi è venuta in mente - dice l'Assessore alle politiche giovanili Tiziana Tenuzzo - leggendo le parole di monsignor Giacomo Babini su omosessualità e pedofilia. Reazione e fastidio: come può, ad un uomo di chiesa, sfuggire il valore di ciò che ha affermato e della ricaduta delle sue affermazioni sulla comunità?
Ricordo che Giovanni Paolo II, durante le celebrazioni del giubileo, parlò diversamente al mondo: a nome della Chiesa perdonò e chiese perdono. Affermò il principio cristiano del valore della confessione in termini assoluti, anche delle colpe commesse dai cristiani nel corso della storia e la richiesta di perdono a Dio e alle vittime. Leggendo Babini, oggi, comprendo che è stato un gesto poco capito. Le parole di Giovanni Paolo II a me hanno fatto del bene per la loro dimensione profondamente evangelica, di lenimento di ferite laceranti. Confessare le colpe commesse verso gli oppressi della storia, i popoli colonizzati, i perseguitati in nome della verità, gli ebrei, le altre chiese è stato un'azione coraggiosa e responsabile, più volte ripresa anche in seguito."
"Così va riconosciuto con profonda rabbia - prosegue Tenuzzo - che gli abusi sui minori sono una tragica realtà presente a ogni latitudine e, purtroppo, non esclusiva né predominante nelle sole istituzioni cattoliche. L'emergenza di queste colpe è enfatizzata e spesso strumentalizzata soprattutto contro la chiesa cattolica. Ma non è possibile che proprio un uomo di Chiesa non sappia distinguere ed usi la logica della violenza, del chi è il più colpevole (l'omosessuale o il pedofilo) e non del "chiedere perdono" per sé e per gli uomini.
La parola di Babini è, allora, enfatizzazione e non evangelizzazione. Cade nella logica generalista dello scontro mediatico, non riporta gli eventi all'umana imperfezione, alla forza rivoluzionaria della confessione e della capacità di comprendere."
"Sono dell'opinione che Monsignor Babini - dice invece Reana de Simone, presidente della commissione provinciale pari opportunità - dovrebbe considerare cristianamente il fatto che mentre l'omosessualità riguarda persone adulte e consenzienti, nella pedofilia parliamo di bambini offesi per sempre. La piccola vittima dell'adulto che perpetra l'abuso sessuale
crescerà portandosi addosso sia nel corpo che nella mente il fardello doloroso di una trauma incancellabile.
Già in una precedente intervista pubblicata sul blog Pontifex.com qualche tempo fa Monsignor Babini era entrato nel merito di questioni decisamente "terrene", adoperandosi in un'analisi politica del momento, usando forte disprezzo nei confronti di omosessuali, ebrei e islamici.
L'accettazione di chi è diverso - ma chi è il diverso e da chi? - non passa certamente attraverso un invito all'intolleranza. Invito che è grave e pericoloso."
"La speranza risiede nel pensare - conclude - che esistano modelli diversi di cristianità e che questi riescano a rendere più virtuoso il percorso segnato da esempi certamente più luminosi quale chi, addirittura da Papa, invitò a portare una carezza ai bambini .
Questo è ciò che ci piacerebbe davvero sentirsi dire dal nostro ex Vescovo."
Grosseto: "Reazione. Questa è la parola che mi è venuta in mente - dice l'Assessore alle politiche giovanili Tiziana Tenuzzo - leggendo le parole di monsignor Giacomo Babini su omosessualità e pedofilia. Reazione e fastidio: come può, ad un uomo di chiesa, sfuggire il valore di ciò che ha affermato e della ricaduta delle sue affermazioni sulla comunità?
Ricordo che Giovanni Paolo II, durante le celebrazioni del giubileo, parlò diversamente al mondo: a nome della Chiesa perdonò e chiese perdono. Affermò il principio cristiano del valore della confessione in termini assoluti, anche delle colpe commesse dai cristiani nel corso della storia e la richiesta di perdono a Dio e alle vittime. Leggendo Babini, oggi, comprendo che è stato un gesto poco capito. Le parole di Giovanni Paolo II a me hanno fatto del bene per la loro dimensione profondamente evangelica, di lenimento di ferite laceranti. Confessare le colpe commesse verso gli oppressi della storia, i popoli colonizzati, i perseguitati in nome della verità, gli ebrei, le altre chiese è stato un'azione coraggiosa e responsabile, più volte ripresa anche in seguito."
"Così va riconosciuto con profonda rabbia - prosegue Tenuzzo - che gli abusi sui minori sono una tragica realtà presente a ogni latitudine e, purtroppo, non esclusiva né predominante nelle sole istituzioni cattoliche. L'emergenza di queste colpe è enfatizzata e spesso strumentalizzata soprattutto contro la chiesa cattolica. Ma non è possibile che proprio un uomo di Chiesa non sappia distinguere ed usi la logica della violenza, del chi è il più colpevole (l'omosessuale o il pedofilo) e non del "chiedere perdono" per sé e per gli uomini.
La parola di Babini è, allora, enfatizzazione e non evangelizzazione. Cade nella logica generalista dello scontro mediatico, non riporta gli eventi all'umana imperfezione, alla forza rivoluzionaria della confessione e della capacità di comprendere."
"Sono dell'opinione che Monsignor Babini - dice invece Reana de Simone, presidente della commissione provinciale pari opportunità - dovrebbe considerare cristianamente il fatto che mentre l'omosessualità riguarda persone adulte e consenzienti, nella pedofilia parliamo di bambini offesi per sempre. La piccola vittima dell'adulto che perpetra l'abuso sessuale
crescerà portandosi addosso sia nel corpo che nella mente il fardello doloroso di una trauma incancellabile.
Già in una precedente intervista pubblicata sul blog Pontifex.com qualche tempo fa Monsignor Babini era entrato nel merito di questioni decisamente "terrene", adoperandosi in un'analisi politica del momento, usando forte disprezzo nei confronti di omosessuali, ebrei e islamici.
L'accettazione di chi è diverso - ma chi è il diverso e da chi? - non passa certamente attraverso un invito all'intolleranza. Invito che è grave e pericoloso."
"La speranza risiede nel pensare - conclude - che esistano modelli diversi di cristianità e che questi riescano a rendere più virtuoso il percorso segnato da esempi certamente più luminosi quale chi, addirittura da Papa, invitò a portare una carezza ai bambini .
Questo è ciò che ci piacerebbe davvero sentirsi dire dal nostro ex Vescovo."
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